Esiste una parola leggera nel suono, ma che prevede, perché possa divenire reale e riscontrabile, il disporsi di elementi fisici o ideali in rapporti complessi e sinergici.
Identifica qualcosa che si può descrivere, ma la cui comprensione intellettuale non è che un pallidissimo e insoddisfacente simulacro dell’impatto emotivo che proviene dal suo verificarsi.
Stiamo parlando dell’armonia.

 

Armonia (sost. femm.)

  • accordo e proporzione tra le parti che formano un tutto cui consegue un effetto gradevole ai sensi: di forme, di colori, di profumi (l’a. dell’universo; l’a. dello stile; l’a. delle idee, dei concetti; a. tra pensiero e azione)
  • figurato: accordo di sentimenti, concordia (vivere in armonia; tra quei due non c’è buona armonia)
  • musicale: concordanza, consonanza di voci, di suoni, che riesce gradevole all’orecchio (teoria e pratica della formazione e concatenazione degli accordi: trattato di armonia)

Pochi sanno descrivere l’armonia, e quando lo fanno si riferiscono più che altro alla correlazione di elementi che portano a precise conseguenze, descrivono cioè i presupposti, ma non il risultato, perché l’armonia è, in fondo, una sorta di bagliore emotivo la cui comprensione vera avviene solo a livello emozionale e ha come conseguenza principale un misterioso benessere morale ed estetico di grande, per quanto spesso fugace, impatto.


L’uomo superiore è in armonia con gli altri ma non servile e uniforme. L’uomo dappoco è servile e uniforme ma non in armonia con gli altri.
(Confucio)

La rappresentazione più immediatamente comprensibile dell’armonia si ha forse a livello uditivo, quando la fusione di suoni con frequenze disposte in modi precisi, oppure una successione altrettanto precisa di note riprodotte con durate adeguate e con pause che non sono meno significative dei suoni, producono una intensa soddisfazione nell’ascoltatore, la sensazione istintiva e invincibile di qualcosa di profondamente giusto e godibile, ovvero di armonioso.
Anche la poesia, e più raramente la prosa, possono giocare sui suoni delle parole e sul loro accostamento per ottenere un effetto eufonico di grande impatto, e non da meno sono le arti figurative, in grado di produrre gli stessi effetti mediante il segno grafico sapientemente disegnato e l’uso accorto del colore, o della sua mancanza, e dell’accostamento delle infinite gradazioni cromatiche.

Più misteriosa e sfuggente risulta invece l’armonia morale, quella che ci fa sentire nella giusta relazione con cose, fatti e persone, che ci aiuta a condurci nelle nostre esistenze evitando gli attriti inutili, rendendoci più lievi i cimenti inevitabili e aiutandoci a distinguere il bene dal male, con adeguata coerenza e senza cedimenti morali.

Essere in armonia con se stessi inoltre, e al contrario di quanto avviene con suoni e tratti grafici, non prevede modalità passive di fruizione, deve essere costruita da noi stessi, non basta ascoltare o guardare, bisogna agire e assumere comportamenti e decisioni che si accordino al meglio con la situazione data.

L’armonia ci aiuta ad affrontare le cose alleviando la fatica della virtù perché la correla ad una giustapposizione di elementi che porta ad una profonda soddisfazione. Non esiste nulla di realmente gravoso se si è in stato di armonia.

“[Il buddismo] non insiste sulla superiorità del proprio pensiero, ma sul seguire le leggi della natura. «Armonia» è una parola chiave nel percorso di riconquista della tranquillità dell’anima.  […] non si tratta solo di considerare i propri vantaggi o svantaggi, ma neppure ciò che è in armonia esclusivamente con noi stessi. Dobbiamo ampliare questo concetto ed espanderlo fino ad abbracciare il mondo intero. Solo così otterremo buoni risultati”.

Così Keisuke Matsumoto ci parla, ellitticamente, dell’armonia nel suo “Manuale di un monaco buddista per liberarsi dal rumore del mondo”. Si tratta di un libricino dove ritrovare una serie di piccoli esercizi per ottenere la tranquillità dell’anima, come recita il sottotitolo.

Nulla di intellettualmente impegnativo, però un serio cimento per l’animo dell’occidentale medio, abituato a stili di vita e punti di vista affatto differenti da quelli orientali. Non vi si ritrovano elementi dottrinari, ma inviti a seguire pratiche di vita che aiutino a togliere sovrastrutture e a raggiungere l’essenza basilare delle cose. 

Che si tratti però di vista, o udito, o equilibrio esistenziale, possono cambiare i veicoli che la trasportano, ma immutato rimane l’effetto che agisce sul nostro animo. Non possiamo sbagliarci, se la sperimentiamo sappiamo che è armonia, la quale non consiste nell’avere tutti la stessa opinione e visione del giusto e dell’ingiusto, ma nel possedere quegli elementi in modo equilibrato e non distonico.

Di cosa abbiamo bisogno per conseguire quello stato di grazia? Di apertura mentale, senz’altro, e di umiltà, ma soprattutto di qualcosa che sarà oggetto della nostra prossima perla di cui ci occuperemo, ovvero della parola consapevolezza.

 

7 Risposte

  1. Gianfranco Personé

    ARMONIA
    Le mie parole
    sono legate
    in un solo nodo
    alle grandi rocce,
    agli alberi immensi,
    in un sol nodo
    al mio corpo,
    al mio cuore.
    Possiate tutti voi aiutarmi
    Esseri Celesti,
    o Giorno,
    o Notte!
    O tutti quanti voi,
    guardatemi,
    sono una cosa sola
    con il mondo!
    (Canto Yokut, tribù pellerossa della California. Nel 1770 una stima parla di non meno di 20000 persone, nel 1910 un censimento rilevava 533 unità, oggi parlano la lingua Yokut meno di 80 persone)

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  2. Roberto Rizzardi

    E infatti armonia significa non essere estranei a nulla e in consonanza col mondo, con grande considerazione per “quello che è”, che va tenuto ben distinto da “quello che vorresti”.
    Armonia è anche riconoscere se tra queste due cose esiste una relazione naturale e percorribile e agire di conseguenza.
    Sono le grandi culture che ci ostiniamo a definire “primitive” quelle che ci possono indicare la via.

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  3. Paola Cinti

    Grazie Roberto per questa nuova perla… e andando avanti nel percorso da te disegnato mi rendo conto da una parte dell’estrema complessità di ogni singola parola, ma anche della potenza espressiva di ognuna di loro che sembra divincolarsi da definizioni troppo precise e quindi strette. Sicuramente si comprende il perché siano la materia prima della poesia.

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    • Roberto Rizzardi

      Sono io che ti ringrazio per avermi ospitato e sollecitato a sviluppare questo progetto.
      Le parole sono potenti e hanno vita propria, e ciascuna ha una storia da raccontare e aspetti da svelare. Spesso si tratta solo di una riscoperta, del riappropriarsi di significati banalizzati da canoni comunicativi sbrigativi e frettolosamente codificati.
      Riconsiderando le parole ci si rimette in contatto con il proprio modo di valutare cose ed eventi; il proprio, e non quello di abili maitre a penser.

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  4. Antonio

    Roberto, le parole sono ciò che ci rende unici nel pianeta. Con le parole descriviamo la realtà, ma soprattutto con le parole diamo voce all’invisibile. Diamo voce ai progetti (che non sono ancora realtà), alla fantasia e all’immaginazione (che sono pensieri a cui non corrisponde nulla nella realtà), ai sogni (che sono pensieri che non esistono nella fase del pensiero cosciente). Con le parole diamo voce all’amore, alla tenerezza, all’idea di un mondo diverso e migliore. Per questo, grazie. Grazie allo stimolo potente che è “armonia”.

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    • Roberto Rizzardi

      Cosa potrei aggiungere, Antonio, a questo commento senza risultare pleonastico?
      Forse solo una cosa che mi disse mio padre, pescatore dilettante e appassionato, il quale sosteneva che “le parole sono il guadino col quale estraiamo dal mare dei nostri pensieri i concetti che riusciamo a condensare”.

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