Fino a qualche anno fa le popolazioni che indagavamo erano sostanzialmente due: i nativi digitali, coloro che sono cresciuti con le tecnologie digitali (computer, cellulari, internet), e gli immigrati digitali, cresciuti prima delle tecnologie digitali e che le hanno adottate in un secondo momento.
A dividere queste due gènie erano gli elementi spazio/temporali legati alla conoscenza e alla dimestichezza nell’uso degli strumenti, per i primi molto naturale per i secondi più maldestra, anche se è a questi ultimi che si deve la creazione dell’universo digitale.

Niente di nuovo in questo… ogni epoca ha avuto sicuramente nativi e immigrati tecnologici, fin dall’invenzione dei primi attrezzi per costruire manufatti. Infatti è bene ricordare che la tecnologia ha una precisa origine nel Paleolitico con l’introduzione dei primi strumenti in pietra da parte di diverse specie di ominidi (circa 2,5 milioni di anni fa).
Niente di nuovo fino ad oggi… fino alla scoperta dell’esistenza di una nuova specie: i tardivi digitali. Chi sono costoro? Io li dividerei i due sottogruppi: coloro che non hanno acquisito dimestichezza con il digitale e coloro che pur avendola non hanno capito nulla.
Per i primi niente da dire, si va dalla scelta di restarne fuori fino alla mancanza di occasioni e conoscenze per starci dentro. Sui secondi invece vorrei soffermarmi un po’ di più perché li considero un vero e proprio freno all’evoluzione della storia umana.

Caratteristiche del tardivo digitale di secondo tipo

Ragazzo incappucciato e con il volto in ombra, fotografa se stessoHa un cellulare (quasi sempre di ultima generazione, tipo smartphone), possiede uno o più computer, un tablet, una macchina fotografica digitale, connessione internet veloce, profilo su facebook e/o linkedin. In sintesi confonde spesso l’acquisto di tecnologia ad alto costo (guscio) con il suo utilizzo (polpa) che riduce ai minimi termini. Un esempio per tutti è quello dell’acquisto di uno smartphone (possibilmente un iPhone) per telefonare, fare selfie o chattare con whatsapp, ignorando completamente o meglio evitando tutte le altre potenzialità connettive dello strumento. Un po’ come acquistare un vaso Ming per tenerci le uova.

Apparentemente non ha alcuna resistenza nei confronti delle infinite scoperte dell’era digitale, anzi ne è un devoto adepto… fino a quando esse si limitano ad essere materiali. Tutto funziona, insomma, fino a quando non provi a fargli notare che dentro al guscio c’è la polpa ed è quella la parte commestibile. All’inizio è anche interessato a questa ulteriore scoperta, come se la polpa fosse – in fondo in fondo – un altro tipo di guscio. E’ questo il momento in cui noi stiamo parlando di siti, blog, SEO, social network e giù in profondità di comunicazione, conversazioni fino ai concetti di condivisione e partecipazione, ma è anche il momento in cui scattano le prime difficoltà.
Il tardivo digitale di secondo tipo ha uno strano meccanismo, adora i manufatti tecnologici e ama anche i concetti che li animano, ma non riesce a metterli insieme, non riesce ad entrare nell’esperienza. Manufatti e concetti sono accettabili perché esterni a se stessi, i primi in quanto oggetti e i secondi perché astratti (pensiero puro senza esperienza).

Per comprendere a fondo il problema dobbiamo però analizzare alcune delle espressioni tipiche dei tardivi digitali di secondo tipo.

grafico con le attività su twitter in un minuto

Cosa succede su Twitter in un minuto (clicca per ingrandire)

I blog non servono a niente“. Alle ore 12.00 di oggi rileviamo 2.400.000 post scritti a partire dalla mezzanotte e il suo numero cresce di circa 100 unità al secondo (dato Worldometers). Un’attività piuttosto intensa e a livello planetario per non avere un senso che valga la pena indagare, no?
Twitter non serve a nulla, meglio facebook e linkedin“. Ecco un’altra affermazione che disorienta. Oggi, a partire dalla mezzanotte fino alle ore 11.00, sono stati inviati 200.000.000 tweets e molti di questi ci tengono costantemente informati in caso di grandi eventi e tragedie o disastri ambientali, molto meglio e prima di qualsiasi altro media.
“Cerchiamo di evitare i commenti sui social network, sono pericolosi“. Ecco che il problema si fa serio… in questo caso siamo di fronte ad un vero e proprio “difetto del pensiero”: il cuore del social networking è nella condivisione (di conoscenze) e nella partecipazione (conversazione), evitare i commenti è come pretendere di camminare con una sola gamba!
Facebook è un gioco“. Oltre 1,79 miliardi di utenti unici nel mondo ne fanno il primo continente per numero di abitanti e definirlo un gioco è riduttivo quanto definire la Cina importante solo per la produzione di riso.

Mi fermo qui e concludo definendo queste persone come il vero ostacolo oggi alla crescita dell’Italia, non solo in senso economico, ma soprattutto perché la stanno trascinando verso un destino anacronistico. Queste persone non possono più definire le loro idee “opinioni”, perché oggi i dati hanno reso questa realtà una verità che potrei definire scientifica, perché reale e provata.

Sarebbe come definire “opinione” l’idea che è il sole a girare intorno alla terra, e non viceversa.

19 Risposte

  1. Antonio Dragonetto

    ….che dire?…un’analisi realistica e spietata, dai contenuti di piombo, scritta con la leggerezza e l’eleganza di una farfalla…! E’ un articolo da rileggersi più volte…
    Sicuramente una base formidabile per un nuovo seminario sui social network!
    Grazie. Antonio, immigrato digitale.

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  2. Antonio Dragonetto

    Credo che con i “tardivi digitali di primo tipo” sia necessaria e possibile una grande azione di sensibilizzazione e formazione, obiettivo riduzione del digital divide. Magari con l’aiuto dei giovani nati con il cellulare in mano e il pc nella culla. Navigando sui social network mi sembra che rappresentino un “pezzo” di realtà che si caratterizzi proprio per le cose da dire, per la qualità e la ricchezza dei contenuti. Penso ad alcuni “amici” di fb, “diversamente giovani” al pari mio, che postano cose bellissime, che vale proprio la pena di leggere.
    su quelli di secondo tipo… non so, il problema è strutturale, se si sostituisce il contenuto con il suo involucro….

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    • Paola Cinti

      Infatti non è più un fatto anagrafico, anzi, visto che ora il “contenuto è Re” sono proprie le persone che hanno esperienza, cultura, intelligenza e maturità che possono fare la differenza.
      D’altro canto i nativi o i giovani non si pongono il problema perchè tutto questo per loro è normale.

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  3. Giuseppe

    I tardivi ci sono e sempre ci saranno, andare oltre il guscio non è questione di età, è questione di testa e aggiungerei anche di voglia. E purtroppo non vale solo per la tecnologia; comprendere le implicazioni, le possibilità e i rischi implica un sforzo “costoso” che non tutti vogliono o sono capaci di fare. Tutto sommato a più va benone fermarsi sulla superficie e accettare senza porsi alcuna domanda, tutto quello che gli vien propinato. Omologarsi a un modello, nella fattispecie quello di possedere ed esibire (e quindi poter dire di saper fare) oggetti tecnologici, è per moltissimi il segreto di una vita tranquilla e serena. Per altri il peggior incubo.

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    • Paola Cinti

      Per chi lavora in questo campo, come me, a volte è un incubo.
      Ci chiamano per avere blog, progetti innovativi, pagine sui social network e ti restringono il campo di azione fino a renderlo inutile se non dannoso e, infine, quando glielo fai notare ti percepiscono come “poco disponibile” o peggio “non abbastanza brava”. Comunque è vero quello che dici: per moltissimi “è il segreto di una vita tranquilla e serena”… solo per loro e forse per poco, però 🙂

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  4. Federica Mameli

    Che articolo figo Paola.
    Una bella fotografia di quanto questo fenomeno dei tardivi digitali possa rallentare (mi auguro non frenare) l’evoluzione in corso.
    Sai cosa sarebbe interessante? Cercare di capire, indagando, i motivi per i quali i tardivi della seconda specie (ma forse anche della prima) sono così riluttanti.
    Capirne le ragioni forse aiuterebbe a coinvolgerli. Le giustificazioni superficiali e banali che danno non hanno molto senso e, come sottolinei, non hanno nemmeno fondamento.
    Federica, immigrata innamorata digitale.

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    • Paola Cinti

      Cara “immigrata innamorata digitale” 😀 , è vero sarebbe veramente importante comprenderne le motivazioni, anche se penso che è un’ulteriore step che tocca a noi: sono pochissimi i tardivi digitali di secondo tipo pronti ad ammettere che le loro posizioni e i loro dubbi sono “resistenze” e non opinioni.
      Forse è possibile farlo con i tardivi digitali di primo tipo, ma sul secondo eviterei di perdere tempo.

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  5. Stefano

    I tardivi digitali fanno da contrappeso a un evoluzione comunicativa dal fattore incrementale, in velocità, più che esponenziale.
    Senza si loro sarebbe il caos. Come un’auto in corsa senza freni, come una reazione atomica incontrollata o un sistema inerziale(senza inerzia paradosso!).
    Anche loro svolgono una funzione dietro le quinte di questa evoluzione o co-evoluzione…come si chiama? Bolelli dove sei? aiutaci tu!

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    • Paola Cinti

      E’ vero Stefano finché si tratta di persone che ne stanno fuori per scelta o per motivi oggettivi. Il dramma è quando hanno una posizione ambigua: hanno gli strumenti, le conoscenze ma svalutano il tutto riducendolo ad un grande parco giochi.

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  6. Sandro Romagnoli

    L’immagine del vaso Ming, utilizzato come portauova, direi possa essere perfetta per descrivere il tardivo del secondo tipo; gli interessa possedere ed apparire più che essere.
    Il fatto è che ce lo ritroviamo tra i piedi tutti giorni, in situazioni in cui la sua presenza risulta molto più dannosa di quanto non lo sia la sua assenza sul web.
    Seriamente: penso che il problema non sia tanto il tardivo di secondo tipo, quanto quello di primo.
    Sia quel 50% della popolazione italiana sopra ai 40 anni che non possiede, e non sa usare, un computer e che, di fatto, mancando le strutture, le risorse economiche e la volontà di sviluppare il settore, è esclusa da qualunque possibilità di emancipazione futura.

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    • Paola Cinti

      Anche io penso che per l’Italia sia un grande danno essere così in ritardo (ringraziamo Facebook per aver fatto qualche passo in avanti in Europa), ma il tardivo di secondo tipo spesso è posizionato a livelli alti e quando lo incontri ti lascia senza parole… non capisce e non puoi spiegarglielo. 🙁

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  7. Claudia Arpaia

    Grande Paola! .. come sempre …
    grazie di questa preziosissima condivisione …
    e degli stimolanti commenti che ha suscitato.
    claudia
    p.s. lo smartphone non me lo sono ancora neppure comprato … quanto è grave?! :-O

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    • Paola Cinti

      Grazie Claudia, felice di questi nostri web-incontri!
      Per lo smartphone posso solo dirti che sono certa che nelle tue mani sarebbe utilizzato in pieno… 🙂

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  8. Antonio Dragonetto

    ….e come inquadrare la mia strana resistenza a cambiare il cellulare aziendale, ora tenuto insieme con scotch e colle per evitare di farmi assegnare il blackberry? ….”tardivo” digitale o atto di autodifesa dall’ “Estensione del dominio aziendale” (come il titolo del libro che ha fatto conoscere Michela Marzano in Italia)?…. 🙂

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  9. Ugo Sgrosso

    Fino ad oggi non avevo capito di essere “io” un Tardivo Digitale del secondo tipo. Onestamente non credo di essere rappresentato dalla metafora del “vaso Ming”, almeno lo spero vivamente. Però la frase “tecnologia ad alto costo (guscio) con il suo utilizzo (polpa) che riduce ai minimi termini”, purtroppo mii rappresenta abbastanza, perchè uso una minima percentuale di dispositivi del mio iPhone e del mio PC.
    Fino a poco tempo fa ho avuto paura che – stare troppo tempo con il PC – mi avrebbe tolto quel po’ di empatia che posseggo. Proprio in questi giorni, in alcuni dialoghi sulle RETI DI IMPRESA PMI, mi sono commosso, a fronte di alcune risposte affettuose e generose di miei interlocutori.
    Nel 1957 ho iniziato ad interessarmi di informatica. Dal 1980 ho iniziato a definirmi un “informatico pentito”, ….diventavo sempre più ignorante.
    Oggi sono “pentito di essere un informatico pentito”, ma onestamente sfrutto una infinitesima parte degli strumenti in mio possesso. Ci metto troppo a capire gli strumenti, per me, nuovi. Ma l’area dei miei interessi si sta allargando, il tempo che mi rimane si restringe (ho 77 anni), credo di avere debiti da pagare alle generazioni che vengono dopo quella mia.
    Non ce la faccio a gestire bene il mio tempo, …forse perchè dovrei fare previsioni su elementi che conosco troppo poco.
    Si accettano consigli.

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    • Paola Cinti

      Credo che l’utilizzo parziale dei mezzi che oggi la tecnologia ci mette a disposizione riguardi la maggior parte di noi, quindi siamo un po’ tutti dei “tardivi digitali” e forse è anche vero che questo ci evita di farci risucchiare dalle continue novità.
      Io in realtà ho usato questo esempio come metafora di un atteggiamento che va ben oltre il caso specifico, e che mi non sembra proprio ti riguardi, quello di non approfondire, di rimanere su molte cose fermi alla percezione sensoriale dei gusci senza indagare quello che è meno visibili o tangibile ma che costituisce sicuramente il cuore di ogni cosa.
      Grazie comunque del tuo commento e benvenuto!

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  10. gian carlo zanon

    si l’immagine del vaso Ming usato come portauova è perfetta e vale più di mille parole … quando vedo la gente che si fa un selfie , non sempre ma spesso, mi suscita un conato di diprezzo …. esagero lo so … ma nun se ne può più

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