Comprendere che tipo di rapporto c’è tra la Generazione Z e i social è importante per due motivi: serve ad orientarci su cosa ci aspetta in un futuro prossimo e ci permette di conoscere le opinioni della prima generazione nata e cresciuta con Internet e i Social Network.

La Gen Z infatti non ha conosciuto un mondo che non prevedesse la navigazione online. Stiamo parlando di adolescenti dagli 12 ai 27 anni per cui essere sempre in contatto (o meglio in collegamento) con gli altri è assolutamente intuitivo e normale.

Vediamo prima di tutto perché i GenZers sono strategici nella comprensione del presente e del futuro, ma anche perché sono al centro dell’attenzione delle aziende sia per il marketing che per il mondo del lavoro. Il Marketing è consapevole che la loro costante presenza online li rende più facilmente raggiungibili da iniziative e offerte. Le aziende sanno che avere a che fare con loro significa dover pensare e progettare nuove strategie di reclutamento, formazione e retention.

Secondo una ricerca di McKinsey&Company  la Generazione Z (definitiva anche “Centennials”) rappresenta la vera generazione di nativi digitali con caratteristiche molto diverse dalle precedenti. Nati tra il 1995 e il 2010 manifestano caratteristiche di ipercognitività, spiccate abilità nel raccogliere e incrociare diverse fonti di informazione e nell’integrare le esperienze virtuali con quelle offline.

Lo studio condotto da McKinsey ha evidenziato alcune caratteristiche, che ruotano tutte intorno ad un paradigma centrale: la ricerca della verità.
“I Gen Z apprezzano l’espressione individuale ed evitano le etichette. Si mobilitano per una varietà di cause. Credono profondamente nell’efficacia del dialogo per risolvere i conflitti e migliorare il mondo. Infine, prendono decisioni e si relazionano con le istituzioni in modo molto analitico e pragmatico. Ecco perché, per noi, la Gen Z è “True Gen”. Al contrario, la generazione precedente – i millennials, a volte chiamati la “me generation” – è nata in un’epoca di prosperità economica e si concentra sull’io. I suoi membri sono più idealisti, più conflittuali e meno disposti ad accettare diversi punti di vista.”

Si tratta, quindi, di una generazione che si sente a suo agio con se stessa e con gli altri, con una maggiore libertà di espressione e una maggiore apertura verso persone diverse tra loro. Il rapporto con le generazioni precedenti, più orientate verso il “me” e maggiormente competitive, sono sicuramente il loro principale problema.

Cosa è importante sapere sulla Generazione Z e i social

Dalla ricerca “Generation Nation 2019”  emerge che la bassa soglia di attenzione (circa 8 secondi) va di pari passo con la tendenza a creare contenuti piuttosto che usufruirne, a differenza delle precedenti generazioni che preferiscono consumarne in grande quantità.

Per raggiungerli quindi dobbiamo tener conto di alcuni elementi che li caratterizzano, a partire dalla preferenza di utilizzo dello Smartphone rispetto al PC e per i contenuti visuali, possibilmente brevi, tra i 5 e i 15 secondi.

Non ci sono dubbi che TikTok rappresenta il Social che permette di raggiungerli più facilmente, attraverso brevi contenuti visual, grazie alle sue caratteristiche di immediatezza e autenticità.

Sembrerebbe facile, ma non lo è. I GenZers sono esperti e smaliziati, capaci di cogliere i più sottili tentativi di manipolazione. Comunicano costantemente tra loro e condividono esperienze belle o brutte, ma soprattutto nuove (veramente nuove). Non seguono i Brand famosi in quanto tali, ma quelli originali e creativi, sinceri ed etici.

Insomma è una generazione che darà del filo da torcere sia al marketing (spesso ancora legato a vecchi schemi fatti di analisi e previsioni numeriche), ma anche alle aziende o istituzioni verso cui nutrono un basso interesse perché distanti. Un disinteresse che a differenza delle precedenti generazioni ha preso il posto della critica e della contestazione. Potremmo definirlo un atteggiamento di sana indifferenza, che scaturisce da una percezione di distanza.

Quali sono le principali differenze rispetto ai Millenials?

Quella dei GenZers è la generazione che si è laureata da poco e che sta entrando del mondo del lavoro. Forse non è un caso che il loro arrivo nelle aziende sia in correlazione con un fenomeno nuovo conosciuto come Great Resignation, ovvero le Grandi Dimissioni. Un tema complesso e molto dibattuto negli ultimi mesi, che non può essere oggetto di approfondimento in questo articolo.

Ma analizziamo su quali temi questa generazione sta mostrando le differenze più marcate da quella dei Millenials, immediatamente precedente alla loro.

  • Non sanno cosa sia un mondo senza Internet
    La National Retail Federation e l’IBM Institute for Business Value hanno intervistato oltre 15.000 persone di età compresa tra 13 e 21 anni. Sul loro rapporto Uniquely Generation Z, si legge che i GenZer trascorrono oltre il 70% del loro tempo online.
  • Hanno una spiccata indole imprenditoriale
    Un’indole che si manifesta precocemente cercando di fare soldi online, attraverso video su YouTube o più recentemente su TikTok, ma anche lavorando su piattaforme americane o cinesi che li reclutano per lavori sempre in ambito digitale.
  • Sono parsimoniosi
    Nonostante abbiano una maggiore disponibilità economica rispetto alla precedente generazione, sono molto attenti alle offerte, valutano la qualità dei prodotti e mettono a paragone più opzioni prima di decidere.
  • Sensibili all’ambiente e ai temi sociali
    Definiti anche come la “Green Generation”, da uno studio online della Nielsen  emerge che il 70% dei GenZers è disposta a pagare di più per prodotti ecosostenibili o che provengono da aziende con una spiccata impronta etica.
  • La verità è un requisito fondamentale
    Secondo uno studio di Girl Up , apprezzano la trasparenza e la pretendono. Sono attratti dall’autenticità e sanno come elaborare e decifrare la comunicazione che arriva loro dai brand (aziendali o personali).
  • Generazione mista e quindi più tollerante
    Nati con Internet, i social e gli smartphone, ma anche circondati da persone appartenenti a minoranze etniche o razziali, sono sicuramente la generazione più multirazziale di sempre. Non solo, secondo una ricerca di Innovative Group e JWT Intelligence il 38% di loro dichiara di essere fermamente d’accordo sul fatto che il genere non definisce una persona.

Intervistando la Generazione Z

Dopo l’ultimo articolo dedicato a 20 termini utilizzati oggi dalla Generazione Z, scritto da un giovane blogger di 17 anni, ho voluto riconfermare la mia scelta di non parlare di loro senza chiedere cosa hanno da dire in merito. Proseguo quindi l’esplorazione del rapporto tra Generazione Z e i Social con un’intervista a Tiziano Savina, il blogger precedentemente citato.

Ciao Tiziano che ne dici di svelare al nostro pubblico che sei mio nipote?
Nessun problema zia, lavorare con te mi diverte ed è anche un modo per tenere aperto un ponte tra la tua generazione e la mia.

Allora comincio con alcune domande secche sulle vostre preferenze e opinioni sui social che io uso quotidianamente per lavoro: Linkedin, Twitter, Facebook, TikTok, Telegram, Whatsapp, YouTube.
Ognuno di essi richiederebbe un articolo dedicato, ma qui cercherò di essere sintetico, lasciando a voi il compito di approfondire il perché delle nostre scelte.
Linkedin: non lo usiamo e non ne parliamo mai tra di noi. Il motivo penso sia dovuto dal fatto che non si rivolge alla nostra fascia d’età e anche perché molti di noi non cercano lavoro.
Twitter: lo conosciamo, ma non viene usato molto. Tra di noi è considerato un social con una community che potremmo definire tossica per ragazzi e ragazze della nostra età.
Facebook: Lo usiamo poco e principalmente come account di accesso ad altri prodotti digitali. Per lo più lo pensiamo adatto e vissuto da una fascia d’età molto più alta.
Instagram: viene usato molto per condividere le proprie conoscenze o ultime attività, tramite storie e post, ma anche per raccontare di noi.
TikTok: lo frequentiamo parecchio, sia per la presenza di video divertenti che di video molto vicini ai nostri interessi.
Telegram: non è utilizzato molto, anche se per alcuni è oggi il canale migliore per film o video piratati. Potremmo definirlo un Whatsapp più criptato.
Whatsapp: lo abbiamo e lo usiamo tutti per comunicare tra di noi e come strumento di organizzazione dei nostri incontri.
Youtube: una piattaforma che usiamo perché ci permette di viaggiare e fruire di contenuti che rispecchiano i nostri interessi. É una delle piattaforme, insieme a TikTok, dove la nostra generazione crea e posta i propri contenuti. Pensiamo a YouTube come ad un ambiente vissuto da persone di tutte le età, ma come fonte di contenuti soprattutto per noi.

Oltre ai social più conosciuti, c’è dell’altro che non abbiamo nominato?
Discord: si tratta di un’App dove puoi aprire un server o unirti ad uno già esistente dove creare canali testuali dove scrivere o canali vocali dove parlare con altre persone già collegate.
Lo usiamo principalmente in affiancamento alle nostre sessioni con i videogiochi.
Spotify: è considerata oggi l’App più famosa per ascoltare musica. Tutti gli artisti del globo caricano i loro lavori, di conseguenza ha una grande varietà di scelta che mette a proprio agio gli utenti.
Soundcloud: un’altra piattaforma musicale, un po’ meno rinomata di Spotify, ma frequentata da chi cerca tracce musicali meno conosciute e anche perché ha meno restrizioni sul “copyright”.
Snapchat: lo usiamo per creare messaggi multimediali (chiamati “snap”) che consistono in foto o brevi video che l’utente può creare o modificare usando filtri, disegni ed effetti speciali.
Netflix: la usiamo come tutti per vedere film o serie TV, queste ultime più amate dalla nostra generazione rispetto ai primi. Oggi è un po’ meno frequentato per via della concorrenza da parte di altre piattaforme di streaming.

So che sei in possesso di un’Oculos Quest 2, che ne pensi di questo tipo di esperienza?
La realtà aumentata è davvero affascinante, un nuovo modo di giocare rispetto a quello a cui siamo abituati, peccato che a parer mio non sia il futuro per i giochi e ora vi spiego il perché.
L’Oculus certamente riesce a implementare nel gioco la possibilità di viverlo come se fossi al suo interno, ma a parer mio l’entrare a 360 gradi in un gioco è – e rimane – solamente un’esperienza. Ci sono giochi dove l’avere una prospettiva cosi immersiva ti avvantaggia nell’esperienza di gioco, penso in particolare a quelli a tema horror o avventura.
Ci sono comunque altre tipologie di giochi che non richiedono l’utilizzo dell’Oculus come FPS (First Person Shooter). Penso ad esempio ai giochi strategici, dove è richiesta una certa concentrazione e non hai tempo per goderti paesaggi o cose del genere.
Nonostante l’Oculus ci possa dare la possibilità di un’immersione di livello superiore, questa risulta importante solo in alcune situazioni. Almeno per ora.

In genere come vi tenete informati di ciò che accade nel mondo (Covid, la guerra o in generale quello che succede in politica e nella società)?
Ad essere sincero io e i miei amici (diciassettenni della generazione Z), non tendiamo ad informaci in modo volontario. Siamo abituati a vivere immersi nel modo social dove le notizie viaggiano e si propagano a velocità esponenziale, quindi involontariamente veniamo a sapere ciò che accade nel mondo attraverso i nostri feed.
Sono principalmente social come Instagram o Tik Tok le nostre fonti di informazioni, spesso attraverso canali e persone non propriamente istituzionali.

Conclusioni su la Generazione Z e i social

Siamo arrivati al terzo articolo dedicato alla Generazione Z, dove abbiamo preso lezioni di sicurezza nell’utilizzo delle password, abbiamo esplorato termini del loro linguaggio fin qui a noi sconosciuti e oggi ci siamo confrontati con un mondo, quello dedicato alla Generazione Z e i social, che viviamo tutti anche se in modo diverso

Anche se per alcuni non è facile capirlo (o ammetterlo) l’utilizzo quotidiano di livelli sofisticati di tecnologia, l’uso diffuso e quotidiano di Internet, la nascita di piattaforme social per la condivisione delle nostre esperienze, sta cambiando il modo di vedere ogni sfaccettatura della nostra vita. Per alcuni è un presente che guardano senza partecipare, per altri è molto concreto e allo stesso tempo distante, mentre per la Generazione Z è il luogo e il tempo in cui sono nati e stanno crescendo.

Un’esperienza questa che è riservata solo a loro, foriera di nuovi orizzonti e paradigmi, a cui dovremmo dedicare maggiore attenzione e ascolto se vogliamo diminuire quella distanza che loro sentono da noi.

4 Risposte

  1. Maria Josè

    Questi ragazzi sono ancora tutti da scoprire …. ti meravigliano sempre. Bravo Tizy

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