Uscito nel gennaio 2012 nelle sale italiane, Moneyball – L’arte di vincere è un film di Bennett Miller con Brad Pitt.

 

Gli Oakland Athletics sono una buona squadra di baseball che però non può competere con i budget stratosferici di squadre come i New York Yankees. Quando al termine di una buona stagione il general manager Billy Beane (Brad Pitt) si vede portar via i suoi tre migliori giocatori, la loro sostituzione diventa impossibile, soprattutto con i pochissimi soldi a disposizione. A questo punto però Beane incontra Peter Brand, giovane laureato in economia che gli dimostra come si possa costruire una squadra vincente basandosi sulle statistiche invece che sui nomi altisonanti.

Ecco una trama che potrebbe ricordarci moltissimi film sfornati ad arte per confermare uno dei pilastri della cultura americana: the american dream. Il duro lavoro, la determinazione e la tenacia per raggiungere il successo e la felicità. Concetto affascinante, ma da sempre molto controverso e che questo film affronta con armi molto sofisticate.
Inanzitutto una regia quasi documentaristica ci sottrae al pericolo di una struttura troppo ben confezionata (patinata?), rivelandoci  la mano (ops, l’occhio) sapiente di Miller che, impedendoci l’identificazione con il protagonista, ci sistema accanto a lui per guidarci in una storia che non vorrà mai banale.
Un attore che seguendo il filo della regia dimentica la propria notorietà e la propria bellezza per dare vita, con una bravura che non ci fa mai rimpiangere le foto patinate dei giornali, ad un protagonista che diventa personaggio letterario tanto è denso di sfumature e poco decifrabile. Un uomo che cambia tutto partendo dalla propria personalissima sensazione di sconfitta e che rinuncia fino alla fine al successo per continuare a cercare qualcosa che non sarà mai chiaro fino in fondo, ma che forse rappresenta il nucleo di ogni vera sfida: cambiare le regole del gioco e realizzarsi in qualcosa di vero.
Un film che potremmo definire politico nel dimostrarci che quelle regole che hanno permeato la cultura non solo sportiva degli ultimi anni, non sono più valide. Non una critica all’identità del singolo rispetto a quella del gruppo, quanto piuttosto l’idea che non può esistere l’uno senza l’altro. Un film che ci mostra impietosamente quanto il pensiero possa soffrire se soggiocato a logiche economiche o d’immagine, ma che risveglia tutte le sue possibilità creative se riesce a sottrarsene.  Un film che ci mostra sconfitte e vittorie come quelle che realmente viviamo ogni giorno, lasciandoci l’idea che forse l’obiettivo non è la felicità o il successo, ma essere capaci di cambiare le regole del gioco quando è necessario e di cambiare con esse.

Il film era programmato in uscita per l’Italia il 27 gennaio, ma io lo vedo il 25 gennaio. A questo punto una domanda dovrebbe sorgervi spontanea. Come ho fatto a vedere un film con due giorni di anticipo rispetto alla sua uscita nelle sale italiane? Non sono stata al Toronto International Film Festival e neanche negli Stati Uniti dove il film è uscito nel 2011 e purtroppo non ero neanche al Torino Film Festival dove è stato presentato il 25 novembre scorso. Allora? Ho scaricato il film, in circa 6 minuti con una connessione da 20Mb,  da uno dei tanti siti su Internet che permettono di fare il download di file attraverso un account premium a pagamento (nel mio caso filesonic). Il tutto reso possibile dall’utilizzo di un software chiamato Jdownloader. Niente di che visto che tale pratica è piuttosto diffusa in rete e quindi questo non fa di me un hacker… anche se è ovviamente illegale.

Il punto è un altro… la chiusura dei siti come Megaupload/Megavideo da parte dell’FBI è sostanzialmente ridicola, visto che poche ore dopo se ne annuciava la riapertura sotto altri nomi, e la reazione del gruppo di hacker Anonymous non è finalizzata a legittimare l’illegale quanto piuttosto a proteggere alcuni spazi di libertà della rete da ogni censura o dal controllo dei governi. Censura e controllo che – ormai è piuttosto chiaro – non hanno come fine quello di difendere i diritti d’autore, ma piuttosto quello di limitare la nostra possibilità di scegliere quello che vogliamo vedere e ascoltare. Gli account premium, che ti permettono di scaricare velocemente tutti i file che sono in quegli archivi, sono a pagamento e dovrebbero costituire un esempio di gestione anche economica di tali contenuti preservando, in questo modo, sia i diritti degli autori che la nostra libertà di vedere quei film che le distribuzioni cinematografiche non fanno circolare nelle sale perchè non redditizi quanto i cinepanettoni natalizi.
La libertà della Rete non è anarchia, ad oggi è l’unica possibilità che abbiamo di rivendicare ed ottenere il diritto di non essere anichiliti e depauperati da quei poteri le cui logiche si sono dimostrate fallimentari. Una questione di intelligenza oltre che di libertà.

Per chi non avesse mai visto uno dei comunicati di Anonymous, ecco il loro ultimo video sulla legge americana denominata SOPA e sulla chiusura di Megaupload:

 

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13 Risposte

  1. Roberto Rizzardi

    Molto sofisticata l’analisi del film e, a mio parere, molto pertinenti le osservazioni sulle dinamiche tra il controllo centralizzato degli accessi ai contenuti (e le finalità sottaciute per cui viene esercitato) e le risposte – immediate – che ne conseguono. Non ho mai amato la personalità di Steve Jobs, certamente un genio, ma empaticamente inesistente e maniacalmente dirigista; le sue intuizioni però portarono alla creazione di iTunes Music Store dove riuscì a coniugare la difesa della proprietà intellettuale con la facilità di accesso a contenuti multimediali, a condizioni economiche convenienti per le parti. Sony, al contrario, non era riuscita a capire che la gente non era interessata alla gratuità, ma ad una agevole e qualitativamente adeguata fruibilità. Le major, mi sembra, continuano ad osservare il proverbiale dito, in questo oggettivamente sostenute da chi ritiene conveniente “disciplinare” l’accesso alle idee ed ai punti di vista.

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    • Paola Cinti

      E’ proprio così, il poblema diventa l’incapacità di realizzare che ormai siamo di fronte ad una sostanziale impossibilità di giocare con le vecchie regole (da qui l’abbinamento con il film) e che è la rete stessa ad indicare la strada del futuro. Come sempre una questione di ascolto…

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  2. Gianfranco Personé

    Conciliare la difesa dei diritti degli autori ed evitare la censura, il cui vero fine è sempre solo quelli di limitare la libertà delle persone, è una sfida da affrontare con occhi nuovi nell’era di internet. Grazie Paola per questa tua stimolante provocazione ed interessante analisi cinematografica.

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    • Paola Cinti

      @Gianfranco, grazie a te per essere qui… veramente.
      Quando mi sono affacciata al mondo di questi siti dove scaricare film, ero molto diffidente… pensavo che avrei trovato soltanto film commerciali e conseguentemente anche persone che volevano solo quello. Non è vero, è pieno di persone che ti mettono a disposizione un patrimonio veramente raro. Per esempio ieri sera ho visto una puntata del 1965 de Il Commissario Maigret… bellissima!
      E’ inaccettabile essere costretti a pagare un canone alla Rai per vederei Bruno Vespa…

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  3. Gianfranco Personé

    Hai ragione, anche se pagare il canone oggi ha quasi più senso di ieri. Infatti si ha un’offerta che va oltre i soliti tre canali RAI 1, 2 e 3. Penso a RAI Storia, a RAI News e altro ancora. Ma bisognerebbe rendere questo più logico e giusto. Credo che si dovrà per forza andare verso una televisione a pagamento con canali dedicati (cinema, bambini, scienza, sport, formazione, ecc.), come del resto è per SKY e Mediaset . Certamente non imposta come una tassa, ma semplicemente come libera scelta delle persone, garantendo magari le televisioni locali e l’informazione (anche se quest’ultima è molto legata alla politica e in Italia significa di fatto i partiti e quindi poco obbiettiva). È un mondo tutto da inventare, o da scoprire ma quello il web sta producendo credo che sia uno stimolo non da poco. Domani 23 Gennaio 2012 come sicuramente saprai, la Rete Sciopera. Facebook, Google, Yahoo, Wikipedia, e molti altri tutti insieme contro il SOPA (Stop Online Piracy Act), attraverso il quale il governo Usa cerca di tutelare gli interessi economici legati alla proprietà intellettuale delle case di produzione discografica e cinematografica. Domani su internet si vedremo Pagine Bianche. Sono previsti disagi enormi. Speriamo che questo faccia riflettere per trovare una soluzione al problema ormai non più eludibile.

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    • Paola Cinti

      Si, domani sarà un giorno particolare… e imprevedibile per gli effetti che avrà… Anonymous ha appena annunciato che aderiranno anche tutti gli account premium (tipo Megaupload) che sono ancora aperti, quindi per domani saranno difficili anche i download… sono curiosa 🙂

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  4. Antonio

    Bellissimo e intenso scambio! Da cui traggo una considerazione: la sostanziale impossibilità di giocare con le vecchie regole, la cieca volontà di mantenerle anche facendo ricorso alla censura, espressione della volontà di controllo più violenta ed esasperata, ci dicono che stiamo già in un mondo nuovo, anche se il potere costituito dei governi e delle multinazionali prova a fare di tutto per dirci che no, che ancora si può e si deve giocare con le vecchie regole. Ma i contenuti nella rete sono come l’acqua…..

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    • Paola Cinti

      L’unico effetto che ad ora si registra sul fronte del filesharing è che le azioni dell’FBI su Megaupload hanno spaventato i concorrenti e quindi anche Fileserve, Filesonic, etc etc stanno inibendo le funzioni di condivisione. Sembrerebbe una vittoria per gli Stati Uniti e per la lobby dell’intrattenimento… in realtà stanno consegnando uno dei più grandi patrimoni innovativi alla Cina, dove l’america non ha nessuna giurisdizione. Staremo a vedere… la partita è ancora aperta ed in questo momento il vero scontro è tra la lobby dell’intrattenimento e quella tecnologica in america, dove quest’ultima però gode anche dell’appoggio degli utenti.

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  5. Ilaria

    Buongiorno, lascio a voi la discussione sulla libertà del web e faccio un piccolo commento sul film tanto bello e ben costruito che è difficile riportarne a parole le tante sfumature. Quanto mai adatto a questo momento storico dove, partendo da ogni singolo individuo fino ad arrivare alla collettività mondiale, siamo tutti costretti ad abbandonare un vecchio che non è più vecchio per il semplice fatto che già non esiste più, per trovare nuove vie per stare in società. Sogno americano? Il film forse è proprio l’opposto perché alla fine la vittoria finale non arriva ma ormai il cambiamento è avviato . Grazie Paola per la segnalazione…..

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    • Paola Cinti

      Grazie Ilaria, la tua opinione sul film mi conforta… i film più sono belli e più sono complessi da leggere, ma su questo ho avuto una sensazione immediata. Io lo inserirei in un filone recente che intercetta sicuramente l’aria di cambiamento, se non agito, sicuramente desiderato. A presto…

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  6. Francesco Fedele

    Grazie Paola per la segnalazione del film.
    Mi è piaciuto molto ed ho trovato spunti interessantissimi che mi fanno dire che non vedo l’ora che esca in DVD per poterlo utilizzare viste la tante metafore che offre. La frustazione e la disperazione che sollecitano l’intuito, la determinazione, la chiarezza sull’obiettivo, la voglia di cambiare le regole con tutte le conseguenze possibili, la sfrontatezza nel prendere decisioni impopolari, la costanza, la valorizzazione del “normale” all’interno della squadra ….. Magnifico film suggeribile a quei tanti del “abbiamo fatto sempre così”.

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  7. Ilaria

    anch’io ho fatto subito il nesso tra i due articoli soprattutto quando ho letto : “Abbiamo una soluzione chiamata Megakey che permetterà agli artisti di guadagnare anche nel caso di utenti che scaricano gratis. Si, pagheremo gli artisti anche per download gratuiti. Questo modello negoziale lo abbiamo già provato con più di un milione di utenti e funziona. Il prossimo anno si sentirà parlare di Megabox e di accordi esclusivi con artisti che vorranno abbandonare modelli negoziali obsoleti come quelli finora adottati.”
    A me manca ancora qualche pezzo per capirne il funzionamento, intanto seguo chi ha la vista più acuta ed il varco lo ha già passato…

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