Il cinema, le immagini, il linguaggio per immagini. Quella per il cinema non è una passione e tantomeno un passatempo. E’ stata per un lungo periodo la mia personalissima sauna, la mia vasca idromassaggio, la mia acqua.

Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile“. Ennio Flaiano

La ricerca sulle immagini in movimento è cominciata seriamente molti anni fa, con un uomo ed una frase: “Se riuscirai a guardare i 500 film più importanti della storia del cinema senza esprimere un giudizio, un’opinione, in un silenzio totale. Allora, e comunque forse, riuscirai a dire qualcosa sul cinema che sia un pensiero solo tuo, nuovo“.
Un consiglio che è diventata un metodo di approccio.

Da allora ho vissuto sulla mia pelle una trasformazione costante nel modo di guardare quelle immagini e ogni film ha contribuito a rendermi più sensibile e anche più esigente. Soprattutto esigente, ma non come voluta divisione tra film di serie A e film di serie B quanto piuttosto aver acquisito quella sensibilità della pelle che ti porta ad avvertire quando le immagini che stai vedendo comunicano e quando semplicemente parlano.

Da allora la ricerca è diventata la mia ispirazione primaria, la ricerca di un interlocutore che avesse quella profondità necessaria a soddisfare la mia crescente profondità. Alla fine non è neanche più una scelta, ma una strada che una volta intrapresa, non ti fa venire voglia di guardare indietro.

Una sfida importante, raccolta allora e mai conclusa, che ho voluto condividere con altri in un blog dove ho cerco di tracciare percorsi cinematografici che diano alla visione dei film il senso della ricerca. Una ricerca complessa e potenzialmente infinita.

Il blog si chiama Le vie del cinema e potete trovarlo qui.

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