Spesso, nelle mie passeggiate a cavallo, incontro bambini che guardano meravigliati il mio minorchino. Gli adulti che li accompagnano a volte mi chiedono perché ai bambini piacciono così tanto i cavalli e come possono fare per avvicinarli in sicurezza e dove? A queste domande è abbastanza semplice e nello stesso tempo complicato rispondere.

Sicuramente molti sono gli animali che ispirano emozioni, fiducia reciproca e affetto sia negli adulti, sia nei bambini. Il delfino, il cane e il cavallo sono sicuramente tra questi. Il gatto ritengo meno, data la sua indole molto indipendente, ma non vorrei scatenare le ire degli amici gattofili. Non è un caso se il cavallo è uno degli animali più usati nelle pubblicità: infatti nell’immaginario collettivo raffigura principalmente la libertà, ma anche la grazia, la fedeltà e l’amicizia. Non occorre possedere un cavallo per provare queste sensazioni, basta vedere filmati o foto di questo splendido animale. Desidererei quindi, in questo breve scritto, parlare unicamente del rapporto che può instaurarsi tra cavallo e bambino. Credo che il cavallo più di tutti gli altri animali stimoli la positività di chi lo avvicina. Un animale che, anche se spesso imponente – soprattutto per un bambino -, nella maggior parte dei casi è solitamente docile e mansueto, portato a soddisfare integralmente le esigenze di chi lo voglia cavalcare. Solidarizzare con un cavallo per un bambino (ma anche per un adulto) rappresenta quindi, una verifica coraggiosa per testare i propri limiti e il senso di responsabilità; ma perché nasca questo sodalizio, il cavallo deve sentirsi ben voluto e trattato in maniera soddisfacente.

Prudenza innanzi tutto

Il cavallo dona affetto e gratitudine, ricambiando ampiamente quello che riceve se viene trattato in modo equilibrato e positivo. Ciò non toglie che anche il singolo cavallo possiede specifiche caratteristiche comportamentali. Il cavallo è un animale molto sensibile, pronto a cogliere il segnale di pericolo e che nella fuga ha trovato il principale strumento di difesa. È quindi necessario che il bambino metta attenzione nel fare amicizia con l’animale, questo gli permetterà di approfondire i propri aspetti caratteriali per comprendere come relazionarsi con gli altri, siano essi animali o persone. Imparare come comportarsi con il cavallo è il primo passo per un buon rapporto di amicizia e lavoro con lui. Un cavallo trattato bene è affidabile, mentre uno spaventato o irritato può diventare pericoloso. Parlare sempre con calma: sono sempre sensibili al tono della voce, è quindi preferibile non urlare mai. Non muoversi bruscamente e con disattenzione. I cavalli non scordano mai una brutta esperienza, ma la loro grande memoria può tornare a nostro vantaggio dato che ricordano anche lodi e ricompense. Con loro solo persuasione e indulgenza, mai la forza e la violenza. I cavalli usano toccarsi per consolidare i legami tra di loro, ma anche con l’uomo, quindi le carezze e il giusto uso delle gambe, quando vengono montati, sono molto importanti per la relazione con loro. È altrettanto importante, se non di più, che i primi approcci tra bambino e cavallo avvengano sotto l’egida di un esperto, ma giocando e divertendosi.

Benessere fisico

Come per qualsiasi sport, l’equitazione è benefica per il corpo di una persona, specialmente per quello in formazione di un bambino. Il movimento agisce dal punto di vista sia psicologico che fisico. L’addestramento e l’allenamento si acquisiscono certamente con l’esercizio in sella, correttamente impostato, ma possono essere perseguiti e conservati (vale soprattutto per gli adulti in età avanzata come il sottoscritto) attraverso una serie di esercizi ginnici a corpo libero per conservare l’elasticità, nella parte mobile del corpo, e coniugarla con quella dove servirà più la forza, ovvero nella parte fissa nella posizione in sella, gambe e piedi. Il corpo del bambino si svilupperà in modo armonioso, e soprattutto il suo carattere e la sua personalità ne trarranno grande arricchimento. Sicuramente è un discorso a parte l’ippoterapia: non a caso questa dagli anni settanta in poi, sta avendo una larga diffusione e applicazione anche in Italia con ottimi risultati; praticamente consiste nella induzione di miglioramenti funzionali psichici e motori attraverso l’attento uso dei numerosi stimoli che si realizzano nel corso della interazione uomo-cavallo.

Ambiente circostante

Cavalcando in aperta campagna, o su un tracciato di esercitazione, si potrà sicuramente respirare aria più salubre e più pulita in quanto, di norma, i maneggi e circoli ippici sono in periferia e in zone aperte con un po’ di campagna intorno, quindi con un notevole effetto positivo per la salute del bambino. Purtroppo, la maggior parte dei bambini cresce in un ambiente urbano, denso di smog ed inquinamento acustico. Il mancato contatto con la natura è spesso causa anche di un crescente numero di malattie respiratorie e di allergie. Inoltre ritengo che la ricerca di un equilibrio interiore sia più facile immergendosi nella natura, e lo si apprende più facilmente se lo si può scoprire fin da bambini. Per un bambino essere iscritto ad una giusta scuola di equitazione ha quindi benefici per la salute, per la sua psiche e per la sua formazione.

Rapporto bambino-cavallo

Un bambino, imparando ad andare a cavallo, come ho già detto, imparerà a relazionarsi con un altro essere, neppure troppo diverso da noi. All’inizio soprattutto non è necessario conoscere a memoria le più avanzate tecniche, bensì entrare in sintonia con lui, giocare, accudirlo, scoprendone il carattere e le “azioni” con cui comunica. Istaurare un rapporto in modo armonioso e quasi spirituale con l’animale, capirlo a fondo, riuscendo a comprenderne gli stati d’animo e le variazioni d’umore. L’importante, all’inizio, non è cercare le cose complicate, che possono essere comprese più avanti nel tempo, bensì provare a fare le cose semplici divertendosi. La serenità dell’ambiente che circonda il maneggio e le scuderie della scuola d’equitazione prescelta, fanno sicuramente la differenza. Questo è quello che consiglio ai genitori che vogliono avvicinare i propri figli all’equitazione. Un piccolo gruppo, amichevole e positivo, è il miglior aiuto che si possa cercare; l’istruttore, che avrà sicuramente un suo metodo, dovrà saperlo adattare alle singole esigenze di ogni bambino, dovrà essere un esperto di cavalli, ma anche – se possibile – di psicologia dell’età evolutiva.

Infine ho due crucci a riguardo. Il primo è che nonostante coltivassi fin da bambino questa passione, ho potuto realizzarla solo da adulto, a trentotto anni. Il secondo è quello che pur avvicinando mia figlia al cavallo nei modi descritti, a causa del suo “troppo amore” verso gli animali (non ha mai sopportato l’idea di costrizioni di sorta nei loro riguardi: morsi, redini, gambe, ecc.), lei ha presto abbandonato l’esperienza. Come si dice nell’ambiente: “Si può portare un cavallo all’acqua, ma non lo si può costringere a bere”.

 

Un cavallo può prestare al suo cavaliere la velocità e la forza di cui manca; ma il cavaliere assennato tiene ben presente che si tratta soltanto di un prestito.
(Pam Brown)

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