Sito e contenuti sono le due chiavi indispensabili per garantire al nostro brand di avere visibilità e posizionamento. Il primo senza i secondi porterà a risultati limitati e, nel migliore del casi, costanti nel tempo.

 

Gli ultimi anni hanno letteralmente sconvolto il panorama comunicativo e i siti, che fino a ieri apparivano come le uniche porte di accesso alle aziende, oggi non sono che uno degli elementi in gioco. Rimanendo sicuramente al centro del nostro universo comunicativo, un sito è come un sole: fonte di energia e polo intorno al quale orbitano tutti i pianeti che il web ha moltiplicato.

Uno degli errori più comuni da parte di chi richiede un sito consiste nel pensare che l’accesso ai contenuti avvenga solo dalla porta principale, ovvero il dominio (www.pincopallino.ops). Questa è ovviamente una delle opzioni, particolarmente incisiva per chi vi conosce e se il vostro brand è già noto (ferrari, valentino, coca cola, etc), ma se siete in cerca di notorietà è bene che moltiplichiate le vostre opzioni per tenere testa ai vostri concorrenti.

Se avete un sito con una struttura realizzata e ottimizzata al meglio (cosa non facile!), il vostro secondo obiettivo dovrebbe essere la produzione di nuovi contenuti che, se ben progettati, vengono trattati da Google in modo autonomo e indicizzati nel motore di ricerca. Quindi se consideriamo il dominio come la porta di ingresso principale, possiamo organizzarci per produrre e pubblicare (all’interno del sito) ulteriori contenuti che funzionino come tante finestre di accesso al nostro regno.

Ma cosa intendiamo per contenuto? E quali sono i parametri per renderlo veramente utile?

Escludiamo dal discorso tutti i contenuti cosìddetti statici e che raccontano in modo generico chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo e come contattarci e diamo per scontato che chi vi ha realizzato il sito abbia curato con voi questa parte generale e ovviamente determinante per “disegnare” la vostra identità. Ora passiamo ad esplorare quali altri  contenuti possono diventare altrettanto incisivi per la vostra presenza sui motori di ricerca e sui social network, espandendo così il vostro territorio di presenza e influenza.
Ognuna delle persone che lavora all’interno della vostra organizzazione può essere protagonista di un contenuto, così come ogni prodotto o servizio offerto. Seguono a ruota contenuti accessori come eventi o news.

Ma come preparare i nostri contenuti perché siano efficaci?

A questo tema ho deciso di dedicare una decina di post, come un piccolo vademecum possibilmente arricchito dalle vostre domande, esperienze e considerazioni… la categoria sotto cui raggrupperò questi brevi interventi avrà il titolo noto e chiarificatore di “The content is king”.

Stay tuned…

Se ti è piaciuto, condividilo...

13 Risposte

  1. Gianfranco Personé

    La forma è più importante del contenuto. Ricordo che i primi anni che mi occupavo di formazione c’era chi sosteneva che il modo con cui si porge la formazione era molto più importante del sapere che veniva trasmesso perché il giusto modo trasmetteva il contenuto, che invece da solo non era affatto detto che passava. Un docente poteva essere un esperto ma incapace di trasmettere il suo sapere. Il problema è sempre lo stesso. Un romanzo è costituito da una trama che può essere solida e importante, ma anche da una struttura e un modo di essere svolto che può essere coinvolgente o noioso e biascicato. Credo che mezzo e contenuto, devono viaggiare sempre di pari passo se prevale solo uno si rischia di mancare l’obiettivo. Anche se è la forma, la struttura che contiene tutto compresi gli avvenimenti della nostra vita che ci fa considerare il contenuto nel bene o nel male. Noi stessi siamo quello che sappiamo trasmettere: giusti, onesti, belli, brutti, disgraziati, cinici, ipocriti, opportunisti, leali, ecc.

    Rispondi
    • Paola Cinti

      Diciamo che se hai un buon contenuto da trasmettere devi anche occuparti di come lo fai, altrimenti rientriamo nel detto “bello ma non balla”.
      Nel caso dei contenuti per il web comunque ci troviamo di fronte ad una serie infinita di elementi importanti che partono dall’avere idee nuove al linguaggio (diverso per ogni media) fino ad alcune conoscenze tecniche che non possono prescindere.
      Purtroppo sulle ultime due si può anche intervenire, mentre sulla prima si dovrebbe aprire un capitolo infinito…
      In Italia poi scontiamo anche un grosso ritardo delle aziende in termini di comunicazione, che spesso si manifesta nel non comprendere (perché non si conosce) quanto sono cambiate le persone da quando frequentano i social network.
      Affermerei con una certa sicurezza che oggi utenti e clienti sono decisamente più “avanti” delle aziende che offrono servizi e prodotti. Ci vorrebbe una nuova formazione che avvicini le aziende ai loro clienti…

      Rispondi
  2. Antonio

    Wow!! da “non addetto ai lavori” e incapace strutturalmente di pignolerie varie….un articolo breve, ma terribilmente chiaro ed esaustivo, per partire e per partire bene. E che perdippiù mi gratifica come cliente e utente, perchè sì, sì mi ci ritrovo proprio, pur non essendo un nativo digitale, nella figura di chi è un pò più avanti delle aziende nell’approccio “social”, troppo ancorate alla comunicazione istituzionale a una via.
    La cosa che mi piace di più e che trovo veramente sfidante è proprio la centralità del “contenuto”, anzi la molteplicità delle facce del contenuto all’interno del contenitore (la “forma”, il sito).
    E mi colpisce questo fatto: non basta semplicemente un contenuto, ma occorre alimentarlo, arricchirlo, svilupparlo. Insomma aprire i contenuti come tante finestre d’accesso al portone principale, il sito, attraverso una sua continua alimentazione. Il che significa, una volta “pubblicato” un contenuto, curarlo, seguirlo, alimentarlo, commentarlo. Significa trattarlo come cosa “viva” che non può essere lasciata lì a se stessa. Questo comporta che i contenuti non possano essere delegati “one shot” ad un esterno, e che tocca creare la cultura dell’ “accudimento” del contenuto stesso. Ma allora in questo articolo ci leggo una provocazione da parte di Paola. …..E se nelle aziende si trattasse di tornare a pensare (e non solo a contare)? ………

    Rispondi
    • Paola Cinti

      Beh… oddio tu sei un po’ più avanti della mia proposizione. Diciamo che in questa fase vorrei declinare quali passi sono necessari per la creazione di un contenuto efficace, mentre tu parli del dopo… della relazione.
      Purtroppo senza una base su cui discutere e confrontarsi non c’è storia per la relazione.
      Comunque grazie e forse la prossima puntata sarà più chiara…

      Rispondi
      • Antonio

        No no , perdonami….è che è proprio fondamentale quello che proponi. Contenuto, contenuto efficace. Contenuto arricchito e reso “vivo”. Forse sono stato io poco chiaro, ma la cosa che più mi interessa ora è proprio questa: creare e proporre contenuti efficaci!!
        Vai avanti così…. è fondamentale!!

  3. Lorenza

    Mi rifaccio alla domanda retorica di Antonio. In realtà, almeno quella che ho vissuto per tanti anni in una multinazionale americana, in azienda si pensa troppo. La comunicazione passa attraverso troppi canali approvativi che ne abbrutiscono l’originalità e l’immediatezza. Molti quadri aziendali, non mi riferisco a quelli sotto i 35 anni, hanno ricevuto un’educazione familiare/aziendale che non ha mai promosso il parlare di sé ne l’espressione delle proprie opinioni personali. Quel che invece avviene nei social. E comunque la risposta alla richiesta di contenuto è sempre la stessa. Cosa dovrei darti? Già, cosa?

    Rispondi
    • Paola Cinti

      Un po’ la domanda la capisco… dopo anni di atteggiamento passivo rispetto ai media oggi quella della comunicazione di contenuti diventa una bella sfida.
      Ovvio che chi frequenta i social network è più abituato ad un dialogo bidirezionale al punto da rendersi conto che non è sempre necessario produrre saggi su temi fondanti e altisonanti, ma semplicemente avere il coraggio di esporsi un po’ di più nel dialogo mettendo sul piatto per primi qualcosa su cui confrontarsi.
      Questa cosa però, come racconti tu, è più semplice per le piccole/medie imprese che per i grandi colossi, abituati da troppo tempo ad essere prigionieri di strutture e regole che non sono certo il terreno per quella immediatezza che il web richiede. Quindi? Quindi è nostro compito continuare ad aprire brecce in questo mondo… secondo me già oggi siamo in molti ad avere qualcosa da dire, vediamo se possiamo anche definire come!

      Rispondi
  4. Mario Staffaroni

    capitato quasi per caso su temi di grande attualità ed interesse. Espressi in forma chiara, anche se un profano pure di tecnica e pure non ormai giovane, stenta da sempre a muoversi sugli aspetti anche tecnici.
    Grazie.

    Rispondi
    • Paola Cinti

      Grazie Mario, parlare di contenuti per il web dovrebbe avere come prima regola quella della chiarezza e semplicità visto che nessuno di noi che scrive ha la più pallida idea di chi ci leggerà… come te per esempio.

      Rispondi
  5. Gianfranco Personé

    Il rapporto tra il linguaggio e le idee, nuove o vecchie che siano, è affascinante e provocatorio. Chissà perché mi è tornato in mente Italo Calvino e le sue lezioni Americane e alcuni valori letterari da conservare nel nostro millennio. Eccoli:
    • leggerezza
    • rapidità
    • esattezza
    • visibilità
    • molteplicità

    Rispondi
  6. Antonio

    Vorrei ringraziare Gianfranco per il suo post perchè….. grazie alla sua citazione e alla sequenza dei sostantivi, questi hanno preso un senso “vero”, e mi ha permesso di “fare pace” con una parola che, ascoltata troppe volte in azienda, mi faceva venire la nausea…mi riferisco a “visibilità”……la visibilità cui Calvino si riferisce, e Gianfranco ci ricorda, è tutt’altra cosa dell’esposizione di sè ….è ancora una volta, una “proprietà” del contenuto che Paola ci esorta a definire con chiarezza e semplicità….
    Bellissima conversazione su queste pagine! Grazie

    Rispondi
    • Lorenza

      Non si vede bene che col cuore.
      L’essenziale è invisibile agli occhi
      Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini.
      E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.
      Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro.
      Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo… (Il piccolo principe, A. De Saint-Exupery)
      Questo brano, per quanto mi concerne, è perfetto per descrivere la relazione utente/sito e il concetto di visibilità (buona)

      Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata