Un’altra parola estremamente impegnativa, perfino ingombrante, un’entità piccola, corta nelle sue tre sillabe, che porta dentro di sé un mondo intero: Realtà.

 

Realtà (sost. f. inv.)

  • Carattere di ciò che è reale: appurare la r. di un fatto; la discutibile r. delle cose tangibili
  • Ciò che è reale, concreto, vero: è una triste r.; imitare la r.
  • Situazione di un certo ambito, colta nel suo complesso: la r. sociale di certi quartieri periferici;
  • Informatica Realtà virtuale, situazione simulata dal computer, con tutte le caratteristiche di quella reale, rispetto alla quale è possibile interagire
  • Psicologia Principio della realtà, nelle teorie freudiane, principio per il quale l’individuo si allontana gradualmente dal principio del piacere, aspirando a una maggiore stabilità dell’io

Realtà è una parola molto difficile da trattare. Viene istintivo appaiarla al lemma vero, perché in effetti uno dei sinonimi di realtà è proprio verità.   Questo la rende potente e controversa dato che al suo interno, paradossalmente, contiene appunto sia ciò che è vero, nell’accezione più comune che ci serve per maneggiare il concetto, sia ciò che è falso, perché anche ciò che è falso ha una sua dimensione reale, immediatamente negata dalla sua condizione di non corrispondente alla realtà.

 

La realtà esiste nella mente umana e non altrove.
(George Orwell)

 

La realtà è anche un concetto estremamente relativo, a dispetto della pretesa oggettività che le si vuole attribuire; dipende dall’occhio di chi la considera, dai suoi presupposti, dalla sua sensibilità.

Il colore è una realtà oggettiva e riscontrabile, trattandosi di grandezza fisica misurabile, ma per chi non ha la facoltà di rilevarlo è “realmente reale”, per così dire? E costui, scegliendo se tenerne conto o meno, quanto è arbitrario nel farlo?

Dunque, alla fine, la realtà è un patto tra contraenti che su questo basano le proprie interazioni, e se esiste una realtà questa lo è per mutuo consenso?   No, non solo. Vi sono cose che accadono, esistono o si verificano a prescindere dalle nostre valutazioni e valorizzazioni, ma solo lo scienziato vi si riferisce in senso assoluto.

1984, Tokyo. Aomame è bloccata in un taxi nel traffico. L’autista le suggerisce, come unica soluzione per non mancare all’appuntamento che l’aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma, sibillino, aggiunge di fare attenzione: “Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola”.

In “1Q84” Haruki Murakami costruisce una storia complessa su più registri, uno dei quali, con il ricorso alla teoria degli universi alternativi, germinati ad ogni più piccola opzione, dà al concetto di realtà un significato provvisorio e contingente, coerente, ma solo all’interno di presupposti non trasferibili.  

Nel farlo però questo guardiano della consistenza oggettiva esclude dalla realtà tutto ciò che non può percepire per le limitazioni della sua capacità di osservazione, indipendentemente dal fatto che qualcosa si verifichi o meno, annoverandolo tra le ipotesi, se nel campo della sua portata speculativa, o ignorandolo beatamente in caso contrario.

Dunque la parola “realtà”, nata con l’aspirazione di definire univocamente ciò a cui viene riferita, diviene invece ambigua e contingente, rivelando un carattere molto meno definitivo di quanto si ritenga comunemente.

Ed è proprio questa sua sovrapposizione naturale con il concetto di verità che porta il corso dei miei pensieri a percorrere un altro passo sul filo che li collega.

Considerando dunque le ambizioni frustrate di rappresentazione inequivoca di “ciò che è”, non posso che giungere alla parola che, per le implicazioni del concetto di verità, risulta essere un vero e proprio bacio della morte. Mi riferisco a Relativo.

 

Se ti è piaciuto, condividilo...

6 Risposte

  1. Gianfranco Personé

    “Realtà”, questo lemma Roberto è più che mai complesso e sfidante. Mi piace molto come tu l’hai affrontato. Filosofi, scienziati e scrittori hanno provato a darne una definizione e un senso. Già nella precedente pillola abbiamo visto come ”reale” si può coniugare con “virtuale”. Inoltre anche in questa rilanci agganciandoti al termine “relativo”. Nella nostra vita sogno e realtà si intrecciano, si aggrovigliano e spesso si confondono. Il mio contributo questa volta si limita a citare due aforismi che sempre mi hanno colpito:
    “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale.” Sigmund Freud
    “La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente.” Albert Einstein

    Infine, per capire quanto questo concetto mi ha sempre coinvolto, oggi qui mi “denudo” riportando due mie poesie giovanili (o da me considerate tali) che sfiorano l’argomento, sperando che possano contribuire a una sua “collocazione”, anche se personalissima.

    OSMOSI

    La realtà
    Grande
    Comprensiva
    Delle effimere
    Infinite
    Nella continua osmosi
    Ha maciullato
    Ridotto informe
    Lo spirito
    Intaccando il corpo

    Nel conflitto di contenere
    Consumiamo

    Roma, 26 febbraio 1974

    E POI …

    Nulla più oltre
    L’osceno inganno
    Di trovare la verità
    Ancorata
    All’idea della realtà
    Tolleranza unica
    Per l’esistenza nostra
    Sempre più
    Dalla mia carne esce
    E si allontana
    Senza segni
    Scosso
    Da un fremito d’impotenza
    Strozzo in gola
    Il soffio restante

    Roma, 26 aprile 1975

    Rispondi
    • Paola Cinti

      Grazie anche da parte mia di questa condivisione, anche perché penso che la poesia sia uno dei modi in cui l’uomo piega la “realtà” per creare qualcosa di nuovo e bello.

      Rispondi
  2. Roberto Rizzardi

    Ti ringrazio Gianfranco per il dono che hai fatto di una cosa così intima come sono le poesie giovanili, dunque scritte nel momento in cui i sentimenti sono più confusi, ma anche particolarmente autentici.
    Non voglio qui commentarle però, perché hanno bisogno di essere lasciate vagare nella propria consapevolezza, per essere comprese e onorate.
    Confesso di essere abbastanza intrigato dal tema, complesso e contraddittorio, che lega l’anelito di verità alla percezione della realtà, perché come tutti ho con queste due parole un rapporto difficile e mutevole, non risolto e, temo, non risolvibile.
    Ci si porta come si può, con scivoloni e picchi etici, tra il giusto e lo sbagliato, cercando di non vergognarsi di nulla.

    Rispondi
    • Paola Cinti

      Devo dire che negli ultimi giorni hai ispirato molti dei miei pensieri con questa parola e pur concordando con la difficoltà di ancorarla precisamente, questa mattina mi sono svegliata con la consapevolezza di quanto sia allo stesso tempo difficile darne una definizione precisa e di quanto invece ognuno di noi nel quotidiano la viva con una certezza assoluta per la maggior parte del tempo. Se ti chiedo “passami la forchetta”, in quel preciso momento entrambi abbiamo assoluta e condivisa certezza di quella realtà. Se così non fosse probabilmente diventeremmo pazzi, mettendo ogni volta in discussione tutto.
      Un argomento assolutamente intrigante.

      Rispondi
      • Roberto Rizzardi

        Hai assolutamente ragione. C’è un livello sotto al quale coltivare certe “incertezze” è sintomo di alienazione e rischia di azzerare ogni attività, anche la più minuta e indispensabile.
        Noi abbiamo una comprensione istintiva del “vero” e del “reale”, quella che ci serve per attraversare la vita lasciando il nostro segno, di qualunque rilevanza esso sia, ma abbiamo bisogno anche di un terreno condiviso, di un “minimo sindacale”, anche banale, per interagire.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata